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Brüsa la nocc

Un rito che si ripete a Varenna da secoli, l’ultimo giovedì di gennaio. Stiamo parlando della Giubiera, la notte in cui con un gran baccano si allontana l’inverno. Un tempo si usava trascinare per le contrade del paese le catene dei camini, sporche di fuliggine e poi si accendeva un falò bruciando la legna raccolta dai boschi accogliendo con la natura l’arrivo della primavera.

Il nome Giubiera deriva dal dio romano Giove, ed anche il giorno in cui la si festeggia (il giovedì) è dedicato alla stessa divinità. Sebbene il culto di Giove fosse infatti molto diffuso in Lombardia, il rito della Giubiera potrebbe essere ancora più antico e integrato nella religione romana in un secondo tempo. I popoli che vivano i nostri luoghi, i Celti, festeggiavano infatti in quel periodo il loro Capodanno caratterizzato dall’accensione di fuochi. Per i Celti, così come per i Romani, i falò erano riti propiziatori per avere buoni raccolti e terreni fecondi. I Celti bruciavano in tale occasione anche una bambola di paglia raffigurante una donna anziana, la Vecchia Madre. La bambola simbolo dell’inverno, stagione da sempre associata alla morte, veniva bruciata per rinascere dalle ceneri nelle vesti di una fanciulla primaverile.

Bruciare il fantoccio della vecchia (a volte di un vecchio, a volte di entrambi) è ancora praticato in alcune zone della Lombardia.

In ogni caso gennaio, ancora oggi dopo centinaia di anni, è il mese della rinascita della luce: la befana (sì… in alcuni paesi danno fuoco pure a lei), il falò della merla, la Candelora fino al famoso falò di Sant’Antonio Abate. Tutti riti simili forse con un’origine comune, antica.

Perché i Celti festeggiavano la fine dell’inverno alla fine di gennaio e non il 21 dicembre, giorno del solstizio invernale? Il motivo è semplice. A partire dal 21 dicembre le giornate si allungano ma l’insolazione non è in grado di riscaldare l’ambiente a sufficienza per far rinascere la vita. Si tratta di quella che noi oggi chiamiamo inerzia termica e che i contadini dell’epoca conoscevano molto bene. Malgrado fossero grandi astronomi, come testimoniato dai ritrovamenti archeologici di Como e della Brianza, i Celti basarono la loro vita sui cicli naturali e sulle lunazioni. I primi regolati dal moto della Terra intorno al Sole, i secondi dal moto della Luna intorno alla Terra. L’inizio di ogni lunazione era quello che i romani chiamavano Calenda ed il libro delle lunazioni il calendario. Ancora oggi chiamiamo così la raccolta dei giorni che costituiscono l’anno solare, organizzati in settimane, mesi costituiti da 28, 30, 31 giorni e saltuariamente da 29.

Il calendario di oggi è il prodotto di secoli di storia e di tradizioni. Nei giorni della settimana e dei mesi ritroviamo i resti della Roma antica e del suo passato.

Di tutto questo parleremo in compagnia dell’astrofisico e divulgatore scientifico Davide Trezzi, venerdì 20 gennaio 2023 alle ore 21.00 presso la sede dell’Associazione Culturale L. Scanagatta in contrada dell’Arco a Varenna, con la conferenza dal titolo “Brüsa la nocc”. Il titolo “Brucia la notte”, tradotto in dialetto, riprende i falò della Giubiera. L’ingresso è gratuito ed adatto a persone di tutte le età.

Per maggiori informazioni scriveteci a info@larioceleste.it , visitate le nostre pagine social o lasciate un commento a questa pagina.

Locandina dell’evento [foto https://www.sajopp.org].
Hanno parlato di noi: Prima Lecco, Claudio Bottagisi.

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